FRANCHISING E MANUALE OPERATIVO – Articolo pubblicato sull’Annuario Assofranchising del 2013.

Sicuramente la redazione di un buon manuale operativo rappresenta un punto di forza per una buona rete di franchising e per gli obiettivi che essa logicamente si pone. Va detto, però, che non sempre sull’argomento vi è  molta chiarezza e la pubblicazione di questo Annuario del franchising è probabilmente una buona occasione per contribuire a coglierne alcuni aspetti assai importanti.

In primo luogo, va messo subito in chiaro che il manuale operativo rappresenta una sorta di codice della franchise, perché ha la funzione di codificare il know how dell’affiliante e, in genere, tutto quello che caratterizza la formula commerciale concessa all’affiliato.

Si tratta di uno strumento che mette ordine, ossia consente già al franchisor di organizzare le proprie conoscenze ed il proprio pacchetto di beni immateriali per poi poterli sfruttare e, soprattutto, sviluppare nel migliore dei modi.

Ma la vera funzione, sicuramente la più importante, del manuale operativo è quella di costituire uno strumento indispensabile per la trasmissione del know how all’affiliato e per formarlo adeguatamente. Insomma, assolve alla funzione di creare una vera rete di franchising nella quale ciò che conta sopra ogni cosa è l’uniformità agli occhi del pubblico dell’immagine della rete e dei servizi o dei beni offerti.

Scrivere le regole della propria rete e della propria attività è un modo estremamente efficace per formare il franchisee e per trasferirgli quel patrimonio di conoscenze indispensabili per svolgere l’attività in franchising, senza dimenticare che è proprio questa l’essenza del franchising nonché quello che richiede la legge 129 del 2004.

Dove non c’è trasferimento di conoscenze e dove non c’è formazione, non vi può nemmeno essere spazio per la parola franchising, questo è chiaro.

E’ altrettanto evidente, tuttavia, che mettere nero su bianco l’intero patrimonio di informazioni aziendali riservate può essere rischioso per il franchisor il quale vede svanire quella copertura di segretezza che caratterizza la sua formula commerciale. A questo proposito sono necessarie alcune precisazioni.

La prima è che scrivere il manuale operativo non vuol dire scrivere proprio ogni cosa. Spesso un buon manuale operativo è il frutto di dosaggi equilibrati tra le parole scritte ed alcuni rinvii a quanto sarà spiegato ai corsi di formazione (anche perché ci sono cose molto difficili da spiegare per iscritto e che si acquisiscono meglio con la pratica).

In secondo luogo, va evidenziato che il punto centrale della questione non è tanto quello della conservazione della segretezza del proprio know how, ma quello del suo continuo sviluppo. I segreti, infatti, presto o tardi non sono più tali e diventano informazioni di dominio pubblico, mentre la capacità del franchisor di innovare e di sviluppare il proprio know how non si scopre e non si può nemmeno trasferire, perché è il frutto dell’esperienza, di prove riuscite e di altre andate male, di una prospettiva molto più ampia che solo l’affiliante può possedere.

A voler tirare le fila del discorso, è possibile concludere che scrivere un buon manuale operativo può sicuramente essere utile al franchisor ed all’intera rete, a condizione che vengano rispettati determinati equilibri.

Il manuale operativo, infine, deve essere scritto con un linguaggio estremamente chiaro e semplice, non deve lasciare la possibilità di errori o fraintendimenti e, possibilmente, dovrebbe essere vivo e aperto a continue modifiche e integrazioni. In tal modo si guadagna in termini di qualità ed uniformità della rete e si mette in atto il più efficace dispositivo anticopia esistente.

Avv. Natale Callipari

 

 

Questa voce è stata pubblicata in News. Contrassegna il permalink.